mercoledì 13 settembre 2006

Tonino

Tonino era il mio settorista bancario.



Era, ad dire il vero, il settorista di mio padre. Poi, ovviamente, quando ho ereditato le attività e le passività dell'azienda con Tonino ci ho dovuto parlare io.


Una volta abbiamo litigato. Per una penna. Era una di quelle giornate in cui gli avevano chiesto, effettivamente, l'impossibile. E la penna la voleva da me.

Da allora siamo diventati amici.

Ci siamo scambiati i cd di Battiato e di Fossati, e ha commentato i miei esperimenti di prosa poetante.



Mi ha dato i consigli giusti, mi ha districato fra le pratiche. Qualche volta, ci siam permessi di chiedere informazioni sui miei clienti, prima delle forniture. Alla banca non si nasconde nulla. Forse.



Una volta gli ho chiesto che cosa ci facesse nel paesello. E' stato contemporanemente alla mia separazione, quando, innocentemente, in attesa di un rinnovo di pratica, gli ho chiesto se il mio nuovo status avrebbe influito negativamente sulle scelte della banca.

Rispose: "Non direi... almeno spenderai di meno: sono separato anch'io. Mi manca poco per la pensione. Quanto a me, potevo scegliere se fare il direttore in mezzo mondo o fare il settorista qui. Comunque, per la moglie, hai fatto bene...".

E di lì a brindare.



Una volta erano le 14.30.

- "Spero che tu stia cacando, così ti ho disturbato doppiamente!"

- "E' già arrivato l'assegno?"

- "Ovviamente. Cazzo! Roba da passarlo direttamente al notaio! Almeno avvisa! Dove sei?"

- "Sono a pranzo con un cliente, ma fà pure."

- "Paga questo?"

- "Sì, paga, paga."

- "Allora te lo passo pure io l'assegno."



Ogni tanto apostrofava il direttore chiamandolo, simpaticamente, "il coglione". E riceveva un plauso.

"Il settorista tuo sono io e rispondo io al mio superiore, non al direttore. Tanto, chiedi a lui di farti una qualunque operazione. A parte il tennis non credo sappia far altro".

Giudizio Cartesiano. Punto.



Una mattina chiamo in banca, chiedendo di Tonino.

- "Che vuoi?"

- "No, niente... senti... ho il conto personale terribilmente a più... che dici chiamo il "coglione" per dirglielo, visto che generalmente mi chiama lui quando sono a rosso?"

- "Non sarebbe male, oggi l'ho visto particolarmente felice. Te lo passo così lo avvisi..."

- "Pronto direttore?"

- "Buongiorno, che c'è?"

- "Volevo avvisare che è più di una settimana che ci sono xxxxxx euro sul mio conto..."

- "E quindi?"

- "Ecchenesò... se sto sotto di un euro mi chiami tu, ora che sto sopra ti chiamo io"

(seguono alcuni minuti di bestemmie reciproche ridendo, ma si sentiva di più ridere dalla stanza di Tonino).



Una volta mi chiamò alle 19.30.

- "Senti ma questi bonifici devi proprio farli domani?"

- "Sarebbe il caso, potendo"

- "Sei un po' fuori... ti servono proprio?"

- "Beh..."

- "Ok, te li passo. Per fine mese devi star dentro."

- "Grazie... ma mi togli una curiosità: che cazzo ci fai in banca alle 19.30?"

- "A far quadrare il tuo conto. E quello di un altro. Che ha gli stessi casini tuoi, ma con le cifre moltiplicate per dieci. E tu dove sei?"

- "In Veneto, da nuovi clienti"

- "Semina bene! Quando passi?"

- "Lunedì."

- "Ok. Buon lavoro."

- "Buona serata".



Poi in banca arrivavo puntualmente cinque minuti prima che chiudessero le casse. Giusto per farmi odiare dal cassiere e per prendere il caffè con Tonino e il club delle 16.

Il club delle 16 erano gli amici di Tonino. Imprenditori di mezza età. Ogni tanto qualcuno si portava (o si faceva portare) da un figlio. Si parlava di donne, scherzando, e guardavano noi come "eroi", o di truffe bancarie e non, o di casini vari. O di vino. O di musica. O di figli. Io, per i figli, li stavo a sentire. Pensandoci, se non avessi sposato una stronza, ne avrei una anch'io.



Oggi son tornato dopo il rientro.

Ovviamente, banca deserta. Quasi un impiego statale.

Mentre aspetto che si liberi mio nuovo settorista, cerco Tonino.

Mi siedo nel suo studio di capocontabile, al suo posto, e parlo con il collega.

- "Ma Tonino dov'è?"

- "Come non sai niente?"

- "Cosa dovrei sapere?"

- "Tonino è in Germania?"

- "?"

- "Ti ricordi il figlio di Tonino?"

- "Quel ragazzo con gli occhiali magrissimo della mia età, il procacciatore bancario?"

- "Sì... si è fermato sulla statale per aiutare in un incidente e lo hanno falciato..."

- "Cavolo!"

- "E' stato in coma quindici giorni. Lo hanno operato alla testa e alla colonna vertebrale. Ma a Bari tentennavano con le altre operazioni e rischiava di rimanere paralizzato..."

- "Cavolo!" (non ho saputo dire altro per tutto il pomeriggio, tant'è che lo sto scrivendo).

- "Quindi è un mese che è volato in Germania, dove hanno trasportato il figlio in elicottero, aereo e elicottero ancora. Lo hanno operato in ventiquattr'ore. Per ora, non si sa..."



Io non so certe volte il valore che diamo alla nostra vita. Se siamo più importanti per noi stessi o per i nostri cari.

Non lo so, oggi. Non me lo chiedo.

So quanta noia provo per il ripetersi diabolico degli stessi errori, per le tensioni inutili, per il terrore della normalità eterna. Ma son cose mie.

Per gli altri - forse - siamo importanti per come ci vedono. Per come ci sentono. Per come ci amano.

Oggi non riesco a farmi nessuna di queste domande.

Ma so quanto bene volesse Tonino a suo figlio.

3 commenti:

  1. è la normalità che ci travolge e che ci tiene con la testa sott'acqua. Scadenze, mutui, pagamenti, un'infinita liturgia quotidiana che scandisce la nostra vita.



    Poi arrivano simili boccate di vita vera, chiamale ossigeno, chiamale l'ultima boccata d'acqua prima di perdere i sensi, non lo so, che ti smuovono dal torpore nel quale ti eri adagiato e che ti fanno capire che una bolletta scaduta o un mutuo da pagare sì, sono problemi, ma quelli veri sono altri.



    Saluti.

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  2. Avevo scritto qualche riga ma poi rileggendo ho preferito cancellare tutto. Quel che oggi racconti è una questione che in qualche modo mi tocca molto, è un nervo scoperto, è un qualcosa sul quale stò cercando di lavorare e mi rendo conto di non essere ancora pronta per elargire consigli o consolare. Bacio.

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  3. La vita non e' ne' bella ne crudele. Si limita ad essere vita e basta.

    L

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